Lavori

Amazon e la forza-lavoro come commodity

Se Henry Ford ha rappresentato il modello di una forma del capitalismo che ha dominato larga parte del Novecento ed è tuttora operante, nella nuova fase del capitalismo digitale Amazon è indubbiamento un modello di riferimento. Sul sito www.puntocritico.info si possono tovare ormai da alcuni anni non solo analisi molto precise del modello Amazon ma anche testimonianze importanti di iniziative che dipendenti e collaboratori dei centri di distribuzione italiani hano saputo assumere per rivedicare e praticare una loro autonomia in quanto persone. Ora, sullo stesso sito, è possibile acquistare un volume appena uscito che contine, da un lato, la ricostruzione di un’iniziativa nel magazzino di Passo Corese, vicino a Roma, e dall’altro, un saggio di due attivisti statunitensi che analizzano i difficili processi di sindacalizzazione in un centro Amazon vicino a New York.

Il titolo del volume è Da New York a Passo Corese. Conflitto di classe e sindacato in Amazon. Autori: Charmaine Chua, Spencer Cox, Marco Veruggio.

Riportiamo un passaggio dallo scritto di Marco Veruggio:

“In Amazon lavorano prevalentemente magazzinieri e driver. I primi si occupano di ricevere e stoccare le merci e di confezionare e smistare i pacchi diretti ai clienti. Si tratta di un nucleo di dipendenti diretti di Amazon con contratto a tempo indeterminato affiancati, in particolare nei picchi di lavoro, da un numero decisamente preponderante di lavoratori a tempo determinato assunti tramite agenzie interinali. La consegna dei pacchi è affidata ai driver, perlopiù dipendenti di ditte d’appalto. Da qualche anno è attivo anche un programma che consente di fare il fattorino di Amazon in qualità di lavoratore autonomo, loggandosi ad Amazon Flex, la app che regola ogni aspetto del lavoro: basta avere 18 anni, un mezzo proprio e la patente. Una vera e propria “uberizzazione” delle consegne, che in Italia per ora ha ancora una portata limitata e che inscrive una piccola parte dei lavoratori Amazon dell’e-commerce nel perimetro della cosiddetta gig economy (insieme a chi lavora per la piattaforma di micro-lavoro Mechanical Turk, fondata da Jeff Bezos nel 2005).

Lo svolgimento di queste attività è soggetto a una rigida segmentazione, a cui corrisponde una altrettanto rigida divisione di ruoli. All’arrivo dei prodotti gli stower estraggono gli articoli dalle confezioni, controllano che siano integri e li stoccano imprimendovi una traccia digitale, così da renderli agevolmente reperibili. Poi vengono posizionati sugli scaffali in ordine sparso, sia per rendere più agevole rintracciarli (I promessi sposi posizionati tra una lampada e un elettrodomestico saranno più rapidamente individuabili che allineati insieme ad altri libri) sia per evitare affollamenti davanti allo stesso scaffale nel caso in cui arrivino simultaneamente più ordini dello stesso articolo. Quando i clienti effettuano gli ordini i picker rintracciano gli articoli da spedire grazie a uno scanner digitale, li collocano in un contenitore o in una sorta di armadio, che attraverso un nastro o per mezzo di robot semoventi vengono inviati alle postazioni di lavoro dei packer addetti alla confezione dei pacchi. Le scatole, una volta riempite e sigillate, vengono caricate su un nastro trasportatore, fatte passare sotto una macchina che vi applica l’etichetta identificativa dell’ordine, inserite in grandi scatoloni di cartone e inviate nella parte del magazzino dove sono imbarcate sui mezzi che le condurranno ai centri di smistamento o direttamente alle stazioni di consegna. Nei centri di smistamento  vengono divise in base alla zona di destinazione e inviate alle stazioni di consegna. Qui vengono estratte dagli scatoloni e caricate sui mezzi dai driver che affluiscono quotidianamente. In Italia attorno a una stazione di consegna di norma gravitano una trentina di magazzinieri e una settantina di driver, ma dipende dall’ampiezza della zona servita. Nei magazzini sono presenti anche lavoratori che svolgono funzioni intermedie, come i problem solver e i tecnici addetti alla manutenzione, talora selezionati tra i magazzinieri nell’ambito della job rotation (rotazione delle mansioni) prevista per attenuare gli effetti del lavoro ripetitivo e usurante, ma utilizzata dal management anche a scopo premiale o, viceversa, disciplinare.

Nei magazzini il lavoro di norma si svolge su tre turni: 6-14, 14-22, 22-6. Esistono diverse tipologie di contratti a tempo parziale, come il part-time orizzontale al 50% (4 ore di lavoro al giorno dal lunedì al venerdì) o lo SPID, un part-time verticale concentrato nel weekend con una maggiorazione salariale oraria del 50%. Ma anche qui tutto evolve. Di recente in alcuni corsi di formazione Adecco per magazzinieri è stato comunicato che il contratto che prevedeva solo turni notturni è stato abolito. Ai lavoratori interinali si applica il MOG (Monte Ore Garantito), istituto contrattuale che prevede un minimo di 16 ore settimanali, che possono crescere fino a 40 senza maggiorazioni per il lavoro straordinario. Almeno in alcuni casi al lavoratore, al momento della formazione, viene chiesto che contratto preferisce. I contratti di regola durano pochi mesi, con rinnovi a volte anche di pochi giorni. Dopo al massimo un anno di lavoro comunemente si viene lasciati a casa, ma un piccolo contingente di lavoratori viene assunto direttamente da Amazon a tempo indeterminato. Il rinnovo o il mancato rinnovo del contratto spesso vengono comunicati il giorno prima della scadenza o addirittura il giorno stesso. Alcune agenzie interinali prima dell’assunzione spiegano ai lavoratori che in Amazon al massimo si lavora per 12 mesi, altre invece suscitano in loro l’aspettativa che se si impegnano potranno aspirare al posto fisso.

Nel primo accordo stipulato coi sindacati confederali nel febbraio 2022 Amazon si è impegnata ad applicare a tutti i lavoratori il contratto della logistica, mentre in precedenza in alcuni magazzini applicava anche altri contratti, in particolare quello del commercio. Tuttavia nel momento in cui abbiamo iniziato a scrivere questo testo fonti sindacali ci riferivano che Amazon non aveva ancora ottemperato a tale clausola e nel magazzino di Castel San Giovanni, il primo a sindacalizzarsi, continuava ad applicare il contratto del commercio.

I driver lavorano perlopiù alle dipendenze di piccole ditte di trasporto, sono inquadrati col contratto collettivo della logistica, ma orari e condizioni di lavoro variano in modo significativo a seconda delle ditte. La mattina raggiungono le stazioni di consegna, dove caricano a bordo i pacchi da consegnare e cominciano il proprio giro, guidati da una app che indica loro gli indirizzi delle consegne e anche il percorso ottimale. In una giornata di lavoro arrivano a effettuare anche 130-150 stop, a ognuno dei quali possono corrispondere più pacchi e più destinatari. Una volta a destinazione i driver registrano l’avvenuta (o mancata) consegna sullo smartphone, per cui Amazon è in grado di monitorare in tempo reale il loro lavoro.

La pressione da parte delle ditte d’appalto a rispettare i ritmi della app, anche a costo di infrangere il codice della strada, è elevata. “Amazon tramite la app ci chiede di mettere la sicurezza al primo posto, di idratarci quando fa caldo, di fare attenzione quando il tempo è brutto, ma poi ci arrivano le telefonate delle nostre ditte che ci chiedono come mai le consegne vanno a rilento, se ‘abbiamo problemi’” mi racconta una lavoratrice con tre anni di esperienza. Se ci si attiene al ritmo “prudente” suggerito da Amazon si consegna un pacco ogni tre minuti: “Quando ho iniziato ero felice. Uno stipendio da 1.300 euro lavorando tre giorni a settimana non lo trovi facilmente. Ma il primo giorno ho capito a che prezzo: la sera tornavo a casa così stanca che piangevo. Non avevo neanche la forza di preparare la cena per mia figlia” aggiunge.

La forza-lavoro come commodity

Una delle caratteristiche essenziali del modello Amazon è la trasformazione della forza-lavoro in commodity, materia prima indistinta. Non contano le differenze qualitative tra i singoli lavoratori, ma soltanto la loro capacità di fornire all’azienda una prestazione lavorativa conforme agli standard aziendali, perfetta incarnazione di ciò che Marx chiamava ‘lavoro sociale medio’.”


Il 28 aprile si è celebrata la Giornata mondiale della sicurezza sul lavoro. Abbiamo pensato di mettere insieme dei materiali utili a conoscere meglio le possibilità di partecipare attivamente al movimento per la tutela della salute sui luoghi di lavoro.

  1. Dal 25 aprile al 1° Maggio: non c’è antifascismo senza anticapitalismo!
  2. LA NASCITA DEGLI SMAL: L’ESEMPIO DI SESTO SAN GIOVANNI
  3. L’Osservatorio Olympus, strumento essenziale nella lotta per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro
  4. Cosa fa il governo per l’emergenza infortuni sul lavoro?
  5. Amazon e la forza-lavoro come commodity

A conclusione di questo piccolo dossier invitiamo i lettori a visitare il sito di napolimonitor, dove il nostro ex collaboratore Andrea Bottalico ha ricostruito le recenti lotte nella logistica a Napoli e dintorni:

https://napolimonitor.it/fuori-dallombra-corrieri-e-facchini-in-lotta-alla-vigilia-del-primo-maggio/

Sugli stessi temi anche “Il Manifesto”:

https://ilmanifesto.it/inchiesta-sulla-logistica-in-Italia-oggi-e-sciopero-per-24-ore